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Family Lexycon

This project was born as an investigation of the emotional depth of memory arising from the aesthetics of vintage images belonging to my family (mainly black and white photographs from the first half of the 20th century).

The interest in this subject was born around 2012, when after about ten years of working as an illustrator of children's books, I decided to take a break to dedicate myself to painting and to subjects towards which I felt more empathy from a creative point of view. Initially I reproduced black and white photographs belonging to my family members using the oil technique, deepening my work on memory and the sense of belonging to a family, to a history and to a specific culture.

During this period I also discovered the work of the French author Annie Ernaux, with her peculiar ability to blend historical and individual experience in her narrative. The author defines herself as an "ethnologist of herself", but personal experience is described as a social product, and the "individualized self" gives way to a "transpersonal", collective dimension; just as autobiography leaves room for history.

In the book "Les Années" (The Years) from 2008, the writer often focuses on material memories such as family photos, many in black and white, making the text very rich in visual suggestions. 

Even in my pictorial works I started from photographs that reproduce my relatives as a story of the life of my closest ancestors, from whom I feel I am moving further and further away, partly with a strong nostalgic component.

This new path also coincided with my return to Italy after ten years of living in Scotland. A return to one's places of origin at a mature age always involves a good dose of readaptation to a culture which, in the distance, has often become idealized.

But together with the nostalgic content towards an Italy of the past, and towards my culture of origin, in this path there is also the need to move away from the creative practice that characterized the years of my work as an illustrator, during which the continuous effort was to create fantastic but at the same time credible imagery, respecting the narrative suggestions of the text to be illustrated. On the contrary, no longer having to invent anything, no longer having to worry about composition, narration, colors, suddenly meant the pure freedom to concentrate exclusively on painting, on making painting as a gesture that replaces thinking.

The founding principle of this project is that these images are not simple visual reproductions, but part of a "lexicon" - a family code - which brings with it memories and traditions that evoke the domestic environment and emotional bonds.

 

 

 

 

 

 

Lessico familiare

 

Questo progetto nasce come indagine della profondità emotiva del ricordo scaturita dall’estetica delle immagini d’epoca appartenute alla mia famiglia (principalmente fotografie in bianco e nero della prima metà del XX secolo).

L’interesse verso questo soggetto è nato intorno al 2012, quando dopo circa dieci anni di lavoro come illustratore di libri per ragazzi, ho deciso di prendermi una pausa per dedicarmi alla pittura e a soggetti verso i quali sentivo più empatia dal punto di vista creativo. Inizialmente riproducevo con la tecnica ad olio delle fotografie in bianco e nero appartenenti ai miei familiari, approfondendo un lavoro sulla memoria e sul senso di appartenenza ad una famiglia, ad una storia e ad una cultura specifica.

Credo che la fascinazione per fotografie della prima metà del ‘900 risieda nel fatto che appartengono ad un tempo in cui per affrontare il fotografo si sceglieva l’abito migliore del guardaroba, e ci si immobilizzava per qualche secondo per permettere alla luce di registrare l’immagine sulla pellicola. L’idea di spontaneità nel momento dello scatto era praticamente assente, o comunque molto difficile da mantenere. Un’idea di fotografia completamente diversa da quella alla quale siamo abituati oggi.

In questo periodo ho scoperto anche il lavoro dell'autrice francese Annie Ernaux, con la sua peculiare capacità di fondere nella sua narrazione l'esperienza storica e quella individuale. L'autrice si definisce "etnologa di se stessa", ma l'esperienza personale viene descritta come un prodotto sociale, e il "sé individualizzato" cede il posto a una dimensione "transpersonale", collettiva; così come l'autobiografia lascia spazio alla storia.

Nel libro "Les Années" (Gli Anni) del 2008, la scrittrice si concentra spesso su ricordi materiali come le foto di famiglia, molte in bianco e nero, rendendo il testo molto ricco di suggestioni visive.

Nel libro "La place" del 1983, invece, la ricostruzione dettagliata della vita dei nonni mira a mostrare l'inevitabilità della riproduzione, nei figli, delle condizioni di vita e dei valori culturali trasmessi dai genitori, una sorta di impronta genetica che condiziona tutta la loro vita.

Anche nei miei lavori pittorici sono partito da fotografie che riproducono i miei parenti, ad esempio mio nonno che lavorò in Africa durante il periodo fascista, come racconto della vita dei miei antenati più prossimi, dai quali sento di allontanarmi sempre di più, in parte con una forte componente nostalgica.

Questo nuovo percorso è coinciso anche con il mio tornare in Italia dopo dieci anni di vita in Scozia.

Un ritorno in età matura ai propri luoghi d’origine comporta sempre una buona dose di riadattamento ad una cultura che, nella distanza, si è spesso idealizzata.

Ma insieme al contenuto nostalgico verso un’Italia del passato, e verso la mia cultura d’origine, in questo percorso è anche presente la necessità di allontanarmi dalla prassi creativa che ha caratterizzato gli anni del mio lavoro da illustratore, durante i quali lo sforzo continuo era quello di creare immaginari fantastici ma allo stesso tempo credibili, nel rispetto dei suggerimenti narrativi del testo da illustrare. Al contrario, non dover inventare più niente, non dover più preoccuparsi di composizione, narrazione, colori, ha significato improvvisamente la pura libertà di concentrarsi esclusivamente sulla pittura, sul fare pittura come gesto che sostituisce il pensare perché “dipingere non ha nulla a che fare con pensare, perché in pittura il pensare corrisponde al dipingere (…) in pittura ogni forma è una risposta ad un’altra, e così via.” (G.Richter)

Il principio fondante di questo progetto è che queste immagini non siano semplici riproduzioni visive, ma parte di un “lessico” - un codice familiare - che porta con sé ricordi e tradizioni che rievocano l’ambiente domestico ed i legami emotivi.